Romanterra – strati e fossili marini

Lungo l’alveo del fiume Caffaro, nei pressi del ponte di Romanterra a Bagolino, è visibile in un modo esemplare un intervallo di strati del Triassico medio comprendente il Calcare di Prezzo, la Formazione di Buchenstein e la Formazione di Wengen, in cui sono presenti alcuni fossili e tracce di animali tipici di un mare relativamente profondo. I fossili marini di Romanterra comprendono resti di ammonoidi e gusci di bivalvi utili a stabilire l’età dei vari strati. Inoltre si possono trovare resti di vertebrati, come ossa sparse di ittiosauri (rettili acquatici) e di pesci. Altri fossili marini, ad esempio minuscoli resti di scheletri di radiolari (organismi unicellulari) e conodonti (apparati masticatori di piccoli invertebrati), sono visibili soltanto al microscopio.

Gli ammonoidi, le daonelle, ma anche le tracce lasciate dagli organismi sul fondale marino sono tipici di un ambiente marino la cui profondità poteva aggirarsi intorno a 100-200 metri. Resti di piante sono presenti come frammenti carboniosi e documentano l’esistenza di vicine zone emerse (isole o terraferma) coperte da vegetazione.

“Il chiodo d’oro” per il piano Ladinico

Nella moderna scala geologica internazionale ogni limite tra le suddivisioni dei diversi periodi deve essere definito con un singolo punto di riferimento mondiale. Tale punto viene denominate GSSP (Global Stratigraphic Section and Point) oppure brevemente “golden spike” (chiodo d’oro) che simbolicamente indica la posizione esatta del limite.

Nel 2005 il sito di Romanterra è stato scelto come punto di riferimento per il limite tra i piani ANISICO  e LADINICO per la rappresentatività dell’affioramento, per i suoi fossili e per la precisione della datazione degli strati.

Per il periodo Triassico i nomi Anisico e Ladinico in realtà erano già stati introdotti nella seconda metà del 1800 da geologi austriaci. L’espressione Anisico proviene dal nome del fiume austriaco Enns (lat. Anisius) a sud-est di Salisburgo, mentre il Ladinico ha preso il nome dalla popolazione di lingua Ladina nelle Dolomiti, zone in cui le rocce del Triassico sono molto diffuse.

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