La Chiesa Parrocchiale di Anfo, dedicata ai Santi Apostoli Pietro e Paolo, è una robusta costruzione del secolo XV, che ha subito nel tempo evidenti restauri e modifiche. Nel secolo XVI fu rinnovata, o aggiunta, l’abside dipinta all’esterno con fregi sul cornicione e con tabule rosse e verdi ancora osservabili dal secondo piano del campanile, addossato successivamente ed eretto con pietra locale.

Nel 1847 la chiesa, sullo stile delle basiliche lombarde con copertura a vista, per opera del Parroco don Francesco Mabellini, venne ampliata in altezza e lunghezza, mentre la facciata fu completata nel 1907, su disegno di Marsilio Vaglia, secondo linee di sobria eleganza (Fig. 1). Il finestrone centrale fu trasformato in rosone durante i lavori di riparazione eseguiti attorno al 1950. Questo rosone venne previsto in pietra, raffigurante il Pellicano (Cristo o la Chiesa) che nutre i suoi piccoli. Ad opera realizzata ci si accorse che la chiesa avrebbe perso in luminosità e pertanto lo si sostituì con quello attuale, opera di laboratorio veronese, grazie al munifico intervento di Pietro Liberini; mentre l’originale venne murato sulla facciata della vicina Canonica (Fig. 2).

Anfo appartenne alla Pieve di Idro, dalla quale si andò emancipando fin dal secolo XV, quando Giovanni Treboldi dotò di un lascito per la celebrazione di messe giornaliere la chiesetta di San Giovanni, forse la primitiva chiesa sull’area della quale fu poi edificata l’attuale. Il lascito fu ricordato in una lapide murata sulla parete esterna nord della chiesa (Fig. 3).

L’interno è a navata unica, con un’abside molto spaziosa che ospita l’altare Maggiore (Fig. 4). I quattro altari laterali sono dislocati nella prima metà della navata; segue, sulla parete sud, il maestoso organo, fronteggiato sulla parete nord da una piccola controcantoria e dalla cappella che ospita il fonte battesimale.

La decorazione interna è stata eseguita dal 1958 al 1963 da Vittorio Trainini e dal suo discepolo Giacomo Olini inoccasione dei restauri promossi dal Parroco don Francesco Inverardi. L’intervento pittorico si sovrappose alla decorazione precedente effettuata nel 1913 da Eliodoro Coccoli per incarico di don Francesco Capitanio: di essa rimane documentazione in alcune fotografie d’epoca oltre che in bozzetti acquerellati di pregevole fattura  

Durante i lavori di fine anni ’50 nel presbiterio vennero portati alla luce e restaurati i resti di antichi affreschi: una Addolorata, S. Pietro, S. Paolo, a sinistra, S. Defendente e S. Lorenzo a destra.

 

INDIRIZZO

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