Il “rogo della vecchia” si tratta di un giorno di pausa dai rigori dei fioretti quaresimali in cui è possibile mangiare ciò che ci si era ripromessi di non
mangiare o fare quanto ci eravamo imposti di non fare durante i quaranta giorni della Quaresima. Il rogo in origine, rappresentava l’inverno ormai morente, che assume le sembianze di un fantoccio di paglia e stracci, col volto di vecchia, a richiamare il Carnevale terminato venti giorni prima. Bruciare solennemente questo pupazzo significa distruggere definitivamente la stagione invernale, segnando l’arrivo della primavera con la rinascita della natura e della vita stessa. La vecchia é anche l’immagine personificata delle brutte cose che devono cedere il passo alle cose belle. Sembra che questa usanza derivi da riti purificativi e propiziatori diffusi in epoca pre-cristiana. I Celti, per esempio, accendevano dei fuochi per ingraziarsi la divinità relativa e bruciavano un fantoccio rappresentante il passato. Mentre il falò ardeva, i contadini in cerchi gridavano e cantavano varie formule augurali. Ancor oggi la fiamma simboleggia la speranza e la forza di bruciare il vecchio (non a caso si può bruciare la “vecchia” posta sopra la pira di legna). Il rogo è talvolta benedetto dal parroco e lo scoppiettare dell’acqua santa nel fuoco viene identificato con il demonio infuriato che fuggiva.

La direzione delle scintille viene letta come presagio per il futuro.

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