Itinerari Storici

UN VIAGGIO TRA GLI INTAGLI LIGNEI IN VALLE SABBIA
a cura del Dott. Alfredo Bonomi

Cenni Storici

La propensione ad intagliare il legno ha sempre accompagnato gli uomini. La duttilità della materia si è prestata e si presta assai bene a sollecitare le corde più sensibili dell’inventiva dando corpo a dei percorsi di autentica poesia scolpita.
Nel montanaro questa attitudine è diventata un mezzo espressivo ricco ed affascinante. La vita a contatto con la natura, la vicinanza dei boschi, le necessità quotidiane hanno aguzzato l’ingegno. Dal legno sono venuti molti degli utensili usati ogni giorno, ma al legno si è guardato anche per concepire opere del diletto creativo come ornamenti di elementi architettonici per le dimore, mobilio di casa, statuette per le pratiche di una fede radicata.
Queste considerazioni di carattere generale valgono anche per la Valle Sabbia ed in particolare per la zona delle Pertiche che è stata un po’ la culla degli intagli lignei valligiani.
Dai borghi sparsi su queste montagne aspre, ma nel contempo di una bellezza avvolgente, sono venute le più importanti famiglie di intagliatori, quelle che hanno arricchito con le loro opere molte chiese e numerose dimore private. Andando a ritroso nel tempo rintracciamo le prime botteghe di intagli alla fine del sec. XV.

In ogni paese era presente la figura del marangone, un artigiano del legno che approntava ciò che era richiesto dalle comunità locali.
Alcuni di questi artigiani, sollecitati dalla loro intelligenza, ma anche da esperienze maturate e da confronti condotti, ad un certo punto hanno fatto un salto di qualità entrando nel novero dei veri artisti.
Questo passaggio è evidente già all’inizio del 1600 per i due casati più importanti nel panorama degli intagli lignei valligiani.
Sono quelli dei notissimi Pialorsi di Levrange detti Boscaì, sicuramente i migliori e più completi intagliatori della Valle Sabbia, ma tra i più rilevanti anche a livello bresciano, e dei Bonomi di Avenone, pure di notevole qualità anche se meno noti. Le loro vicende artistiche iniziarono ad assumere una valenza di notorietà tra la fine del secolo XVI e l’inizio del successivo.

Le Opere dei Pialorsi Boscaì a Levrange

Se si osservano le opere lignee contenute nella splendida chiesa parrocchiale di Levrange si può ripercorrere un affascinante cammino storico ed artistico a partire dal sec. XVI e seguire in sintesi la vicenda degli ingegnosi Pialorsi, detti Boscaì – lavoratori del legno dei boschi – dalla loro culla originaria di Levrange. Portandosi poi nella chiesa di Avenone è invece possibile vedere le opere più significative uscite dalla Bottega della famiglia degli intagliatori Bonomi e condurre un confronto fra le due scuole.
Ma è dalla parrocchiale di Levrange, vero museo degli intagli lignei della Valle Sabbia che bisogna iniziare il percorso per gustare pienamente le molte sollecitazioni che vengono da questa arte che è un felice connubio tra la spontaneità, la capacità di manipolare il legno ed una più riflessa concezione culturale, mossa da una robusta preparazione e dalla conoscenza dei movimenti artistici che hanno dominato la scena bresciana nei secoli XVII e XVIII.A Levrange, con ogni probabilità, la Bottega dei Pialorsi Boscaì era attiva già nel secolo XVI; anzi sembra certo che agisse su due fronti, a Brescia con consolidata clientela e nel paese d’origine in una dimora dalle nobili e severe linee architettoniche. A questi primi Pialorsi si possono attribuire tre opere d’arte ora nella chiesa parrocchiale, ma provenienti dalla più antica chiesa di S. Martino, sorta come ampliamento di una ancora più antica cappella, nel 1525. Il crocifisso, dal volto intensamente espressivo e dal modellato che rimanda alla lezione rinascimentale, guardava sicuramente ai fedeli dall’altare della chiesa di S. Martino. È un esempio importante che denota grande abilità in chi l’ha scolpito in anni molto vicini a quelli della costruzione del tempio.

Vicino al crocifisso non poteva mancare il pensiero alla Vergine. Nei medesimi anni viene così scolpito il busto della Madonna con il Bambino, recentemente restaurato. È una delle più antiche statue della Madonna presenti ancora in Valle Sabbia.
Non manca nemmeno un mobile di pregio.
È la calicera dell’antica sagrestia, prodotta negli anni che vanno dal 1567 al 1572, ed ora nella nuova, attigua alla chiesa parrocchiale. Il disegno sintetizza bene elementi classici essenziali con una inventiva che denota estro creativo.
Si tratta di tre espressioni di autentica arte e di buon gusto.
La vicenda dei Pialorsi di Levrange, continuando una traiettoria professionale in costante salita, assume ancor più consistenza nel 1600. Le opere della chiesa guidano l’osservatore nella lettura artistica ed umana.
Francesco Pialorsi di Fadino (il primo ad essere chiamato Boscaino) nel 1638 intaglia l’ancona dell’altare di S. Antonio da Padova per la prima chiesa di S. Martino. Attualmente si trova nella nuova chiesa di fronte al Battistero. È di buona fattura e la statua del santo nella cimasa anticipa le caratteristiche delle figure degli altri intagliatori più noti della famiglia.
A Giovan Battista, figlio di Francesco, nato verso la metà del 1600 e morto nel 1710, si deve il bancone della sagrestia con la sovrastante calicera. La ricchezza degli intarsi, la fantasia degli intrecci condotti, sono il segno di un’arte posseduta con pienezza. Sempre Giovan Battista, tra il 1691 ed il 1700 esegue i due confessionali e la cantoria dell’organo. Specialmente quest’ultima è un elegante esempio di raffinatezza artistica e di maturità professionale. Lo scalpello dei Boscaì sul finire del secolo XVII si muove con maestria.

Ma è Francesco, figlio di Giovan Battista, nato verso l’anno 1670 e morto tra il 1749 ed il 1750, il vero e versatile artista della famiglia Pialorsi. Con lui la bottega boscaina per più di mezzo secolo dà il massimo, e sempre con lui si raggiungono i vertici dell’arte dell’intaglio ligneo in Valle Sabbia e vedono la luce opere che ancora oggi attirano l’ammirazione dei fedeli, degli appassionati cultori del bello.
Con la collaborazione del figlio Giovan Battista la bottega diventa un’impresa che è richiesta ed ambita da molte comunità della Valle Sabbia e da altri centri nel Bresciano.
Naturalmente alla chiesa del loro paese i Boscaì dedicano il meglio del loro ingegno e delle loro fatiche. La nuova chiesa parrocchiale, terminata il 12 ottobre del 1715, è un contenitore che ben si presta ad accogliere le opere dei Boscaì.
Tra il 1730 ed il 1734 Francesco ed il figlio creano quello che oggi è il fulcro dell’arte degli intagli lignei valligiani.
Viene approntata la grandiosa ancona dell’altare maggiore con la fantasiosa gloria di San Rocco. Seguono le quattro altre ancone minori agli altari laterali (altare delle SS. Reliquie, altare dell’Annunciazione, altare del S. Rosario, altare della Madonna di Fatima).
L’ancona dell’altare maggiore è veramente il meglio dell’arte boscaina.

Gli ornati, le statue si inseriscono in una ossatura architettonica quasi vaporosa, tanto è l’inventiva che vi domina.
La cifra portante dell’arte boscaina è proprio la freschezza della concezione e la genuinità delle figure. Le statue sembrano proprio dei ritratti delle persone che popolavano a quel tempo le contrade della Valle Sabbia, proposte però in forma elegante e nobile. La ricchezza degli ornati, veri intrecci di foglie e fiori, non è mai troppo pesante ed esorbitante.
L’impressione che si ricava dall’insieme è quella di una concezione quasi pittorica della scultura con l’uso sapiente del chiaroscuro dove il luccichio dell’oro zecchino rende il tutto con atmosfere da piccolo paradiso. I motivi presenti in questa grande ancona si ripetono, in misura ridotta, in quelle laterali che diventano un degno coronamento del centro visivo, artistico e liturgico della chiesa.
Con il figlio di Francesco, Giovan Battista, morto nel 1772, l’attività artistica della famiglia volge al termine sia per il venir meno dell’inventiva, sia per l’incapacità o l’impossibilità ad aprirsi all’uso dei nuovi materiali che la moda tendeva ad imporre (stucco e marmo).
A testimonianza della radicata predisposizione alla lavorazione del legno ed al buon gusto coltivati da uomini semplici e di fatica prima dell’attuale massificazione delle mode che tendono a tutto omologare, c’è nella chiesa un’espressione di alto artigianato di questo secolo.
È la bussola alla porta centrale intagliata nel 1938 da Luigi Ebenestelli, uomo semplice, con il titolo di studio della terza elementare.

Le Opere dei Bonomi ad Avenone

I Bonomi sono stati un casato di intagliatori. La loro attività ha spaziato dagli inizi del 1600 sino ad oltre la metà del 1700. Possedevano una casa signorile a Spessio di Avenone con vasti ambienti per il lavoro e per la rappresentanza.
All’inizio con molta probabilità, sono stati dei semplici marangoni. Via via hanno migliorato le loro prestazioni sino ad imporsi nel campo dell’arte.
Giovan Battista, vivente nel 1658, indicato nei documenti espressamente con il nome di magistro, ha iniziato a portare la bottega dal livello del lavoro manuale ingegnoso a quello dell’intuizione artistica. A lui segue Faustino che porta avanti la bottega di famiglia con i fratelli Giorgio e Bernardino.
Il salto di qualità lo compie Giovanni Pietro, vivente sino al 1723. L’occasione gli viene data dall’incontro con il robusto scultore ligneo Baldassar Vecchi di Ala di Trento, chiamato ad Avenone per adornare la chiesa parrocchiale.
Dalla collaborazione fra i due nel 1686 nasce l’imponente ancona dell’altare maggiore che ancora oggi è vanto della chiesa. È una tappa fondamentale per comprendere gli intagli lignei della Valle perché si distingue nettamente dalle opere dei Boscaì, non soltanto perché precede di alcuni decenni le migliori ancone degli intagliatori di Levrange ma perché è profondamente diversa per ispirazione e articolazione.

L’ideazione dell’ancona del Bonomi e del Vecchi dà maggior spazio all’aspetto architettonico. Inoltre è presente in maniera preponderante una preoccupazione didascalica. È rappresentato il cammino della fede.
La progressione della perfezione parte dalle figure dei mori infedeli (motivo ripreso a Levrange da Francesco Pialorsi ma in modo giocoso e sereno) che sostengono la complessa macchina che richiama alcune scenografie dei monumenti funebri delle chiese di Venezia, passa poi alle virtù che indicano la via della salvezza, per finire al Padre Eterno scolpito nella cimasa. Giovanni Pietro Bonomi ha curato gli ornamenti e l’impianto compositivo, Baldassar Vecchi l’apparato statuario con una netta propensione verso un sofferto realismo che risente delle inquietudini spirituali diffuse allora nei paesi nordici.
Nel breve giro di soli tre anni i due artisti creano altre due impegnative ed importanti opere: le ancone dell’altare di S. Giovanni Battista nella chiesa plebana di Bovegno e dell’altare della Madonna di S. Luca nella parrocchiale di Bagolino. Poi Baldassar Vecchi esce di scena, ma rimangono i Bonomi.
Faustino, figlio di Giovanni Pietro, nato nel 1671 e vivente nel 1738, dà il meglio della sua attività tra il 1699 ed il 1717, specialmente nelle chiese dell’Alta Valle Trompia dove in S. Rocco di Tizio di Collio lascia una splendida cantoria con la cassa dell’organo, ora nella chiesa di Invico di Lodrino. È un’opera di fine concezione anche se si nota una predisposizione un po’ intellettualistica. Alcuni motivi si ripetono nella cantoria dell’organo della chiesa di Avenone, intagliata e datata nel 1711. Lo specchio centrale con la figura di S. Pietro che sporge da un ornamento floreale denota una notevole vivacità d’ingegno.
Al medesimo artista è da attribuire la splendida statuetta di S. Pietro posta sulla cimasa del confessionale di sinistra. Lo schema compositivo della figura è tipico dei modelli seguiti all’epoca ma traspaiono maestria ed una fresca spontaneità, frutto di una buona intuizione artistica. A Faustino si deve anche un confessionale nella chiesa di Provaglio Val Sabbia, ritoccato per ordine del vescovo perché ritenuto troppo esuberante e profano.

Qualche cosa di simile rimane anche nel confessionale di destra della chiesa di Avenone.
La traiettoria artistica dei Bonomi si esaurisce con Giovanni Battista, figlio di Faustino, nato nel 1705 e morto nel 1775. Con lui le commesse si riducono ad interventi minori in molte chiese delle Pertiche e delle zone limitrofe, con una maggior consistenza nella parrocchiale di Ono Degno ove esegue la bussola, il pulpito e la cantoria dell’organo probabilmente per l’interessamento del fratello, Don Pietro Antonio, alla guida di quella Parrocchia per molti anni ed artefice dell’ampliamento e della decorazione della bellissima chiesa.
Nella chiesa parrocchiale di Avenone sono di Giovanni Battista gli stalli del coro, con linee assai semplici e databili verso la metà del 1700. Mostrano un disegno pulito, ma denotano l’esaurirsi dell’inventiva. Nella medesima chiesa parrocchiale, partendo dalla grande ancona del 1686, è possibile ripercorrere l’evolversi dell’arte dei Bonomi sino alla metà del 1700.
Come quella dei Boscaì è proprio nella seconda metà del sec. XVIII che va verso la progressiva conclusione per l’imporsi di nuovi gusti che non pongono più gli intagli lignei al centro delle richieste delle Confraternite, delle Vicinie, o di singoli fedeli.Ora a Levrange, ad Avenone ed in molti altri paesi della Valle Sabbia rimane il prodotto dell’ingegno degli artisti del legno dei secoli passati, come una stimolante sollecitazione ove le esigenze della fede e del buon gusto cercavano un equilibrio ed un incontro creativo. È un messaggio che ha ancora una concreta attualità perché parla all’animo dell’uomo che ha potenzialità da esplicare e interrogativi ai quali dare risposte che si rinnovano nel tempo.

Bibliografia essenziale di riferimento in ordine cronologico
¨ VAGLIA UGO Dizionario degli artisti e artigiani valsabbiniSabbio Chiese, 1948
¨ VAGLIA UGO I Boscaì, intagliatori valsabbiniBrescia, 1951
¨ VAGLIA UGO Appunti di storia di Levrangeestratto da Commentari dell’Ateneo di Brescia per l’anno 1960Brescia, 1962
¨ VAGLIA UGO Intagliatori valsabbini nei secoli XVII-XVIIIBrescia, 1974
¨ VEZZOLI GIOVANNI I Boscaì, una ignorata famiglia di scultori brescianiBrescia, 1974
¨ BONOMI ALFREDO Una famiglia di intagliatori lignei, i Bonomi di Avenonein Brixia Sacra, n. 4-5, pp. 88-92Brescia, 1984
¨ BONOMI ALFREDO Spunti per un filmato sui BoscaìBrescia, 1984
¨ AA.VV. Le Pertiche di Valle Sabbia. Civiltà ed arteBrescia, 1987
¨ BONOMI ALFREDO La presenza nelle Valli Sabbia e Trompia dello scultore Baldassar Vecchi ed i suoi rapporti con gli intagliatori Bonomi: spunti per una storiain Brixia Sacra, nn. 9-12, pp. 205-209,Brescia, 1987
¨ BONOMI ALFREDO La valle dell’arte in Valle Sabbiaa cura della Comunità Montana di Valle Sabbia, pp. 15-28Brescia, 1989
¨ BRESCIANI LUIGI Anche le montagne si muovono (Levrange nei secoli)Brescia, 1992
¨ BONOMI ALFREDOFLOCCHINI BARTOLOMEOGHIDINELLI LUIGI Le famiglie di Avenone. Notizie storiche e ricerche di archivioAvenone, 1993
¨ CARGNONI MARIALISA BoscaìBrescia, 1997
¨ BRESCIANI LUIGI Per conoscere i BoscaìBrescia, 1998