Vestone
PARROCCHIALE DI VESTONE DEDICATA ALLA VISITAZIONE DI MARIA E ELISABETTA
Caratteristica per l’imponente facciata seicentesca ed il portale di pietra nera di Levrange. Costruita su suggerimento di San Carlo Borromeo. All’interno sono esposte tele di Palma il Giovane, del Rottino, del Paglia, di A. Rubagotti, un grande crocefisso seicentesco e preziosi reliquiari del XVII secolo provenienti dal soppresso Convento di Mocenigo.
Il patrimonio artistico di Vestone è stato notevolmente impoverito dai Francesi dal Gen. Chavalier, il 5 Maggio 1797, durante la spedizione punitiva nella Valle Sabbia ribelle ai nuovi ordinamenti scaturiti dalla Rivoluzione Francese: furono bruciate numerose carte e parte della chiesa parrocchiale. Finirono in cenere sette grandi tele di Palma il Giovane,le straordinarie abitazioni del Dott. Pietro Riccobelli e di notabili Vestonesi.
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CHIESA DEI SANTI STEFANO E GIOVANNI BATTISTA
Dedicata ai Santi Stefano e Giovanni Battista, fu costruita tra il 1556 e il 1579 su una precedente cappella. Consacrata il 23 ottobre 1600, fu trasformata dall’originale stile romanico all’attuale stile barocco, fra il 1754 e il 1756.
Nella chiesa si possono ammirare i numerosi affreschi della volta, attribuiti allo Scalvini e la bella pala centrale del presbiterio, firmata da Giacomo Palma (il Giovane), raffigurante la Madonna col Bambino Gesù nella gloria del cielo, insieme ai SS. Giovanni Battista, Stefano e Lorenzo, racchiusa in una mirabile cornice lignea, opera dei Boscaì.L’organo è del 1578.
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CHIESA DI SAN LORENZO
Gioiello fra gli edifici religiosi valsabbini, romanica e romanico anche il campanile, elegante con equilibri architettonici. Nonostante i rimaneggiamenti avvenuti nel tempo, rappresenta ancora oggi la costruzione più prestigiosa del teritorio comunale. Vi sono conservati afffreschi datati 1533, riportati alla luce e restaurati. Sulle pareti laterali della navata, il ricordo ” affrescato” di grazie ricevute, esternato nella reppresentazione di scene evangeliche e di santi, sul polittico cinquecentesco attribuito a Martino da Gavardo, presenta nell’astrazione liturgica la storia divina della salvezza per mezzo di Maria e volontà del Padre, figura ieratica, attorniato, come la Vergine, dai santi della popolare devozione locale.
E’ del 1981 la posa di un secondo polittico dedicato a S. Giuseppe opera del pittore vestonese Giovanni Tabarelli. Particolamente elegante anche il porticato esterno, prospicente il cimitero.
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CHIESETTA DI SANTO STEFANO
Le origini della chiesa di Santo Stefano in Rocca risultano abbastanza nebulose. Gli studi effettuati fino ad ora non hanno permesso di chiarire con precisione questa fase. E’ possibile comunque sviluppare una serie di riflessioni. Certamente il luogo scelto per l’edificazione della chiesa è molto significativo: si tratta infatti di un luogo strategico in cui convergono le strade provenienti dalla Val Trompia, dal Trentino e dal Garda. Non a caso la piazza di Nozza è sede del mercato, punto di riferimento dell’economia valligiana. La chiesa si presenta legata alle vicende dalla rocca, facente parte del sistema difensivo della valle, edificata sul medesimo sperone roccioso.
Almeno nella sua fase originaria la chiesa viene concepita come cappella gentilizia, oratorio di servizio agli abitanti della rocca, e solo in seguito verrà utilizzata da tutti gli abitanti del borgo sottostante, prima dell’edificazione della chiesa parrocchiale. Come detto le sue origini non sono chiare, ma la sua edificazione è sicuramente posteriore a quella di un’altra chiesa presente sul territorio di Nozza, San Quirico, attualmente andata completamente perduta e ricordata da un cippo nel luogo della sua edificazione.
Secondo Alfredo Bonomi questa chiesa era una delle prime della valle, responsabile della diffusione del cristianesimo in zona e precedente alla strutturazione dell’organizzazione delle pievi. A supporto di questa tesi è sottolineata la particolare autonomia della parrochia di Nozza nei confronti delle pievi stesse. In seguito all’affermazione di queste ultime però, il suo ruolo centrale venne meno, anche se mantenne sempre una certa indipendenza.
La chiesa di Santo Stefano viene citata nel 1334 come prebenda sacerdotale, nel 1410 come ecclesia. Conosce nel corso del XV secolo il periodo di massimo splendore durante il periodo di Galvano della Nozza e il governo del figlio Aldreghino. Gli atti visitali, redatti dai vescovi in occasione delle visite pastorali, consentono di verificare che nel 1566 era già presente una chiesa parrocchiale utilizzata dal popolo, mentre confermano che nel 1568 la chiesa e la rocca divennero di proprietà della famiglia Martinengo.
Durante il XVII e XVIII secolo la chiesa conobbe un periodo di degrado, tanto che gli atti visitali del 1703 invitano a non utilizzare la chiesa come deposito per l’essiccazione di fieno e grano.
Nel 1811 la famiglia Martinengo vende la proprietà a Carlo Leali di Nozza e a Don Antonio Boni di Vestone. Quest’ultimo decide poi di riutilizzare le pietre della rocca per farne calce, trasformandola in una calchera.
Altri proprietari si alternano fino al 1931, quando al chiesa, nuovamente di proprietà diocesana, viene restaurata dal pittore Trainini.
Architettura:La chiesa si presenta quasi come una prosecuzione in verticale delle rocce dello sperone su cui è edificata. La massa architettonica molto semplice, si presenta però asimmetrica e movimentata dell’accostamento della sacrestia. La facciata a capanna, è intonacata e in una nicchia poco profonda presentava un affresco raffigurante Santo Stefano, ora scomparso. Interessante è la cornice in cotto sotto la grondaia, che sviluppa un andamento a dente di sega sormontato da una mensolina del medesimo materiale, che ci riporta al periodo quattrocentesco.
L’interno semplice ma ben proporzionato fa riferimento alla spazialità ad aula unica delle chiese quattrocentesche, con la particolarità dello sviluppo in senso orizzontale e non longitudinale. Il tetto è retto da travi di legno, con tavelle dipinte, mente l’abside quadrangolare è coperto da una volta a crocera.
Decorazione :L’intero apparato decorativo della chiesa viene restaurato nel 1931 dal pittore Trainini, in particolare egli interviene sugli affreschi quattrocenteschi presenti sull’esterno dell’arco trionfale e sul alto destro della chiesa.
Si tratta di affreschi di cui non è possibile individuare un autore preciso, collocabili tutti nel XV secolo. Non è presente un progetto decorativo univoco, ma si tratta di raffigurazioni di tipo votivo, di cui è in qualche caso possibile conoscere il committente. Un affresco raffigurante la Crocifissione riconosce in Franciscus Tadei, Nicolaus et Petrus de la Noza i commitenti dell’opera realizzata nel giugno del 1492. E’ sempre Franciscus Tadei che nel 1493 vuole la realizzazione di un Battesimo di Cristo. Altri affreschi raffigurano Santi, in particolare Sant’Antonio Abate, Santa Lucia e San Sebastiano, che presentano tutti una attenzione per il gusto cortese e presentano tipicità tardo gotiche.
Il Trainini non si limita a restaurare gli affreschi presenti, infatti nella zona absidale realizza una decorazione che presenta nella parete di fondo un Cristo con simboli di regalità attorniato da angeli festanti, e nella volta realizza i quattro evangelisti, riproponendo una tematica cara al quattrocento bresciano e valsabbino. Sarebbe opportuna una riflessione sulla possibilità che affreschi del medesimo soggetto fossero già presenti e che il cattivo stato di conservazione abbia portato alla necessità di una ridipintura, stando anche la diversa sensibilità sottesa ai lavori di restauro dell’inizio del novecento rispetto al periodo attuale.
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CHIESETTA DELLA MADONNA DEL CARMINE
La chiesetta della Madonna del Carmine a Mocenigo sorse agli inizi del ‘600 in seguito furono aggiunti il campanile e il portico.
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CHIESA DEL CONVENTO DI MOCENIGO
Dedicata ai Santi Francesco e Antonio da Padova, la chiesetta dei frati Francescani, annessa al convento costruito fra il 1603 e il 1607 con 23 celle fu dei capuccini fino alla sopressione da parte della Repubblica di Venezia nel 1769. In seguito il convento divenne caserma. La chiesetta è stata recentemente recuperata e riportata alle linee originarie (1990) dagli alpini di Vestone, dopo anni di totale incuria. Le pale dei due altari della chiesa furono vendute dai privati, proprietari dell’immobile, alla Pinacoteca Brera di Milano.
I pochi resti mortali del beato padre Angelo Tavoldino da Vestone furono riesumati e trasportati nella chiesetta privata di Matterello, ove sono ancora custoditi. Da non dimenticare l’elegante chiostro dell’ex convento, ora cortile interno a disposizione dei residenti negli alloggi recuperati nella struttura del convento.
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CHIESETTA DEL MATARELLO
E’ una piccola cappella, situata a monte dell’abitato di Nozza, edificata nella seconda metà dell’800 da Francesco Bonetti su un fienile dove, fin dal 1400 si venerava un Madonna dipinta sulla parete, opera di anonimo, forse un allievo del Foppa, datato 12 mag 1512, raffigurante la maternità, cui gli abitanti di Nozza sono sempre stati molto devoti. Una piccola pietra tombale custodisce le spoglie del cappuccino Angelo Tavoldino, morto nel 1630 assistendo gli appestati.
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Bibliografia:
S. BOZZETTI, La chiesa di S. Stefano in Rocca a Nozza, in Studi in onore di U. Vaglia, Brescia, 1989,
A. BONOMI, L’antica chiesa di Santo Stefano in Rocca, riflessioni storiche e attualità, in I Palelele del al Noza, dicembre 2002. Bibliografia tematica:A. FAPPANI, San Carlo. Brescia e i Bresciani, Brescia, 1984,
