Treviso Bresciano

CHIESA DI S. GIOVANNI E CARLO

san giovanni La chiesetta risale al XV secolo ed era utilizzata di tanto in tanto per comunicare gli ammalati e le persone anziane che non potevano recarsi in parrocchia. Nella parte absidale della chiesa troviamo un trittico assai interessante del 1600, di cui al centro, in alto, troneggia la Vergine col Bambino, mentre ai suoi piedi S. Giovanni Battista e S. Carlo Borromeo contemplano estasiati l’Apparizione. Ai lati sono raffigurati S. Antonio Abate e S.Giovanni Evangelista. Il trittico è incastonato in un’architrave che poggia su di due colonne, opera lignea quasi sicuramente da attribuirsi ai ben conosciuti maestri intagliatori di Levrange comunemente conosciuti come “I Boscaì di Levrange”. Un altro elemento interno indubbiamente degno di nota è il confessionale in noce del 1700. Da registrare che secondo un’antica tradizione l’altare della chiesetta era rivolto a nord-est, dove “sorge il sole”, dove in altre parole spunta l’alba radiosa, simbolo del Cristo Nuovo Sole che illumina l’umanità.

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CHIESA PARROCCHIALE DI S. MARTINO

chiesa san martino Non molti sono i dati certi attorno alle origini della chiesa di San Martino a Treviso. In termini temporali la prima testimonianza risale all’epoca romana: durante i restauri effettuati presso la casa canonica sono stati ritrovati dei coppi romani, che lasciano quindi intendere una frequentazione e utilizzazione del luogo fin da quel periodo. La particolare posizione, la chiesa è infatti posta su una collina con una buona vista di tutta la vallata, ha lasciato anche ipotizzare la presenza di un luogo fortificato.
Successivamente sono ricordati dei possedimenti del monastero di Leno nel territorio di Treviso, è probabile quindi che la chiesa sia stata parte delle terre e chiese controllate dal monastero.
Dei documenti certi affermano poi che nel XV secolo la chiesa di Treviso dipendeva, come tutte quelle vicine appartenenti alla zona dell’alto lago d’Idro, dalla Pieve di Idro. La dipendenza si esplicava non solo attraverso la dipendenza nell’amministrazione dei sacramenti e nalla catechesi, ma anche tramite l’obbligo di versare dei tributi alla chiesa matrice. In particolare vigeva l’usanza della quarantula che segnava l’obbligo, per tutti gli abitanti del paese, di versare una quarantesima parte del raccolto per le necessità del pievano.
La chiesa di Treviso cerca progressivamente di affrancarsi da questa dipendenza. Nel XVI ha già una certa autonomia per l’amministrazione dei sacramenti: il primo rettore che conosciamo è Don Alessandro Martinazzoli, anche se, permane l’obbligo, evidenziato dal vescovo Mons. Marino Giorgi negli Atti della Visita Pastorale del 1624, di ritirare l’olio Santo a Idro. Interessante è però il fatto che questo atto non avvenga più presso la Pieve di Idro, ma presso la nuova chiesa di San Michele segnando anche il trasferimento delle prerogative di controllo territoriale dalla pieve alla nuova chiesa San Michele.
Questo legame si affievolisce progressivamente fino al XVIII secolo in cui la parrocchia di Treviso risulta totalmente autonoma e libera da qualsiasi obbligo verso Idro: per la liberazione dall’usanza della quaratula rimane solo il versamento una tantum di L. 1800 piccole per la Pieve di Idro in un accordo siglato nel 1754 dai rispettivi parroci.
La completa indipendenza segna anche l’inizio di un periodo di ricostruzione. Il risveglio religioso, presente in tutta la diocesi di Brescia e parallelo alla presenza del Vescovo Querini, porta nella comunità il desiderio di ampliare e abbellire la chiesa anche per rispodere ai bisogni dell’accresciuta popolazione. La realizzazione delle opere segna l’impegno congiunto del nuovo rettore Don Carlo Nicolini, nominato nel 1707, del Comune e del popolo.
I documenti dell’Archivio Parrocchiale di Treviso ci consentono di scandire con chiarezza le fasi: nel 1723 la costruzione della murature è terminata ma rimangono ancora molti lavori da completare e abbellimenti, nel 1724 risulta in funzione la meridiana, nel 1525 è completato l’altare maggiore e nel 1740 sono ultimati gli altari della Madonna e del Santo Spirito. Nel 1725 la chiesa viene benedetta secondo i decreti del Concilio di Trento, ma solo nel 1748 viene consacrata dal Vescovo Querini, segno che i lavori si protrassero comunque piuttosto al lungo: infatti durante la visita pastorale del 1734 i lavori non erano acora completati e il medesimo Vescovo evidenzia la povertà e l’aggravio della fabbrica della chiesa.
Architettura e decorazione
La chiesa appartiene, come abbiamo visto al fervore ricostruttivo degli inizi del ‘700, che porta in Valle Sabbia anche la costruzione di altre chiese, come Santa Maria Assunta a Vobarno.
La facciata si presenta semplice, ma non più completamente lineare, i volumi avanzano e arretrano attraverso la presenza di modanature, lesene. Non abbiamo più gli effetti di evasione e capriccio di stampo barocco, ma il rigore seguito al Concilio di Trento e portato all’apice nel ‘700 prende il sopravvento stemperando gli eccessi barocchi del secolo precedente e alludendo al neoclassicismo che prederà piede successivamente.
Il lato sinistro della chiesa è caratterizzato da un porticato, la cui costruzione viene decisa nel 1842, principalemte per proteggere il lato della chiesa dalle intemperie. Nello stesso periodo viene anche ricostruito il campanile gravemente danneggiato daun terremoto nel 1826.
L’interno della chiesa è molto semplice e scandito dalla presenza degli altari alcuni dei quali realizzati per la chiesa precedente e poi riutilizzati nella costruzione settecentesca.
L’altare maggiore venne realizzato in marmi policromi da Cristoforo Borri nel 1725, come recita l’iscrizione nel retro dell’altare stesso. L’artista, di origine milanese venne a Treviso con parte della famiglia, come risulta dall’archivio parrocchiale, e risulta anche autore della chiesa di San Giovanni Battista a Capovalle. la pala raffiguarnet la Vergine e i Santi Martino e Rocco, risale al XVII secolo ed era appartenete alla chiesa precedente. Al di sopra è presente un Crocifisso del XVI secolo, mentre la struttura è di molto posteriore.
L’altare della Madonna del Rosario, che presenta 15 quadretti dipinti a olio databili al secolo XVIII, è stato realizzato dalla bottega dei Boscaì, in particolare pare evidente l’intervento di Giovan Battista Boscaì, anche l’altare del Sacro Cuore è attribuito alla medesima mano e sono estremamente evidenti le tangenze.
Interssante è anche l’altare di Sant’Antonio Abate con una tela che lo raffigura insieme a San Sebastiano e a San Rocco. Questo era, in origine, l’altare della chiesa di Sant’Antonio in Trebbio, quando nel XVIII secolo l’edificio cadde in rovina fu spostato nella parrocchiale. Quando l’edificio venne riedificato si decise di lasciarlo comunque nella parrocchiale e di sostituirlo con un altro.

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CHIESA DI SANT ANTONIO

chiesa san antonio La Parrocchia è ricca di chiese e di oratori, il fatto che la parrocchiale di S. Martino sia fuori dall’abitato in un luogo splendido, ma scomodo da raggiungere a piedi, specialmente nei mesi invernali, spinse i fedeli di Trebbio a volere e a costruire una chiesa più vicina, e quindi più accessibile. All’inizio del 1600 quindi sorse l’edificio sacro, originariamente dedicato a S. Antonio Abate. L’antico edificio del secolo XVII era appoggiato alla montagna con una conseguente grave umidità, che aveva sempre preoccupato parroci e fedeli. Perciò alla fine del secolo XVIII si decise di abbattere la chiesa dedicata a S:Antonio Abate con l’intenzione di ricostruirla più solida e ampia. Oggi, la chiesa presenta un unico altare molto bello smembrato per ragioni liturgiche. La mensa è in marmo rosso con venature bianche ed ha due graziose rose ai lati; nell’abside è stata collocata una magnifica soasa costituita da due colonne sormontate da un timpano ligneo, opera attribuita a Gaspare Bianchi di Lumezzane. Su di essa si legge nei testi antichi “..intagliata in legno dorato e policromo, a motivi di foglie di acanto e grossi fiori alla base; due grandi angeli, che posano su una base di colonna ornata a rilievo da putti e foglie d’acanto e che si ripetono ai fianchi, reggono la cornice superiore decorata da fiori, dentellature e palmette e colomba. La soasa si conclude con un arco ornato di due putti a tutto tondo e al centro il Padre Eterno.” Al centro di questa preziosa opera è stata collocata la pala ad olio su tela del1600 raffigurante l’apparizione della Vergine a S. Antonio da Padova, ma noi sappiamo che originariamente l’altare maggiore raffigurava S. Antonio Abate con S. Rocco e S. Sebastiano, dipinto portato momentaneamente nella parrocchiale ma che poi vi è rimasto. Forse per questo motivo la chiesa ricostruita venne semplicemente dedicata a S. Antonio.

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CHIESETTA DELLA MADONNA DELLA NEVE IN FOBBIA

madonna della neve Già auspicata nel 1952, ne venne decisa la costruzione nel 1967. Costruita in 16 giornate lavorative, venne benedetta il 6 agosto 1967 e dedicata alla Madonna della neve, con festa fissata alla prima Domenica di Agosto. Accanto ad essa nel 1982 il gruppo Alpini volle un monumento in marmo dedicato a Don Giovanni Ragni che della chiesetta era stato l’animatore. Particolare è la sua posizione a 1000 metri di altitudine, il luogo può rappresentare la meta di un pellegrinaggio in giornata, partendo a piedi dal comune si può arrivare alla chiesetta, dar luce ad una lume per le persone più care e gioire per lo splendido panorama.

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IL SANTUARIO DI S. LIBERALE

chiesa san liberale Luogo di profonda devozione, posizionato su un altura chiamata Gabbia dal suo piccolo pronao lo sguardo spazia su un ampio e incantevole panorama.
Il piccolo Santuario di S. Liberale fu eretto nel 1640. Treviso è l’unico paese del Bresciano in cui questo santo è venerato; motivo di questa singolarità è probabilmente un collegamento ideale con Treviso Veneto, città della quale è patrono S. Liberale. La bella soasa settecentesca che si trovava all’interno (opera del Boscaì di Levrange) è ora collocata nella Chiesa di Sant’Antonio da Padova a Trebbio.

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SANTUARIO DELLA MADONNA DELLE PERTICHE

madonna delle pertiche Non sappiamo con certezza quando questa chiesetta sia stata costruita, secondo i registri parrocchiali esisteva già nel 1566 ma all’esterno è dipinta la data 1622. Del XVII secolo è invece il pronao antistante. L’origine del nome “…delle Pertiche” si rifà al costume longobardo di piantare su ogni tomba del cimitero una pertica alla quale veniva poi appesa un specie di colomba che doveva rappresentare l’anima del defunto. Purtroppo in questo santuario i ladri hanno fatto mambassa, spogliandolo di quasi tutti gli ornamenti. Internamente, al centro della devozione troviamo in stile quattrocentesco la meravigliosa statua lignea della Madonna col Bambino (XV sec.) che ogni dieci anni viene trasportata per le vie del piccolo paese a portare speranza ed amore tra gli abitanti. All’esterno, degni di nota l’ingresso e il porticato che risalgono al XVI secolo, mentre l’abside è del ’700. Il pellegrino è invitato a visitare la Santa Vergine da una dedica dipinta sopra il portale che recita: “Chi di speranza ha inaridito il cuore a me fiducioso il pensier innalzi che Madre sono di conforto e d’amor”.

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Bibliografia:
S. GORNI, Treviso Bresciano e la sua civiltà, Treviso Bresciano, 1991,
S. GORNI, Treviso Bresciano. La parrocchia di S. Martino, Treviso Bresciano, 1992
Sito del Comune di Treviso Bresciano
U. VAGLIA
M. CARGNONI,
BRESCIANI