Preseglie
CHIESA DI SAN ROCCO
ll Santuario è particolarmente antico.
Esisteva in contrada Massenaghe già al tempo della visita del Vescovo Bollani (1566). Questa chiesetta ebbe una vita povera e trasandata, non aveva beni se non le elemosine, raccolte dal massaro e conservate sotto due chiavi diverse, di cui una doveva essere affidata al massaro e un’altra al rettore. Le elemosine dovevano essere spese negli ornamenti e le cose necessarie.
Abbandonata più volte dal popolo, tanto che nel 1636 il vescovo proibiva che si entrasse a pregare, non considerandola più luogo degno. Solo ai primi del 700 venne ornata e decorata per opera di alcuni benefattori. Sul finire del XVIII secolo il santuario fu sacheggiato dalle truppe dell’esercito francese.Nel 1810 vennero celebrate 150 messe.
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CHIESA DI SAN CARLO
Si trova nel centro della frazione di Sottocastello al lato della piazza che interrompe la teoria delle case. L’abside guarda la vallata, pianeggiante, verde, suggestiva.Il tempio è invece di linee semplicissime quasi geometriche. E’ forse frutto di voto pubblico in occasione della peste o di spontanea devozione, e venne costruito intorno alla metà del 1600.
La facciata a capanna è rotta da un finestrone a mezzaluna, e da un portale in pietra color cenere con la data MDCLIII.
L’interno a volta è pure architettonicamente semplice, dipinto nel 1944/1945 da Vittorio Trainini ed allievi. Particolarmente bella è la pala dell’altare, che raffigura in alto la Madonna col Bambino con ai piedi S. Antonio da Padova molto giovane ,S. Nicola da Tolentino, S. Carlo ed un devoto in ginocchio.La tela è raccolta in una semplice ma elegante soasa lignea.Vi sono inoltre due affreschi del Trainini molto caratteristici che propongono scene singolari: uno rappresenta la Madonna della Pace con il Bambino ed ai piedi alcuni soldati, fra i reticolati, con sotto la scritta: Manifestazione di fede dei soldati e del popolo durante la seconda terribile guerra mondiale A. 1940-1945. L’altro invece raffigura un sacerdote davanti ad una santella tra soldati tedeschi e partigiani che in basso porta la data 17.04.1945.
Mentre la navata è decorata con graffiti geometrici e, nel volto, con i simboli della fede, speranza e carità. Il presbiterio è riccamente affrescato con nel volto l’Agnus e ai lati i quattro Evangelisti.
La soasa in legno è semplice, ma elegante, con due statuette di S. Francesco e S. Antonio.
L’altare di marmo intarsiato è particolarmente ricco e bello. Sopra la soasa il pittore ha dipinto un angioletto
che tiene due cartigli. Intorno alla cornice del campanile si legge in parte cancellata la data 1668/ A(nonio) Z(appini) F(ece) F(are).
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CHIESA DI SAN FILIPPO NERI
Elegante, nelle sinuose, ricche linee settecentesche che le conferiscono una particolare armonia, a guardia della frazione di Quintilago sembra che voglia fare la guardia alla verde e bellissima conca che le sta alle spalle, come l’impugnatura preziosa di un ventaglio in cui i prati; le ville le case le chiese fanno da variopinto incantato sfondo. Le linee esterne e quelle interne hanno singolare moviemnto. All’interno stucchi eleganti ingentiliscono l’architettura. L’ambiente propone diverse nicchie, alcune delle quali sono occupate da statue. L’altare presenta una tela raffigurante la Madonna col Bambino ed i Ss. Giovanni Nepomuceno e Filippo Neri. La chiesetta risale al 1750 il popolo ne aveva chiesto il permesso di poterla costruire , l’anno successivo ottennero il permesso dalla Curia.
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CHIESA DI SAN FRANSCESCO D’ASSISI/SAN GAETANO
Una cappella da dedicare a S.Francesco d’Assisi venne costruita sul Monte in Cros le Vie per iniziativa di
Michele fu Bartolomeo Tonni, che ne chiedeva il permesso alla Curia il 17 Luglio 1777.
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SANTUARIO MADONNA DEL VISELLO
Sorge a 3 km in una romita valletta. Un’antica memoria pubblicata dallo stampatore Paolo Rizzardi di Brescia nel 1614 narra che nel luogo dove fu costruito il santuario apparve «La Regina degli Angeli Maria Santissima in abito bianco con nobilissimo corteggio di due sante di paradiso ad un certo Bonfadino (che qualcuno vuole si chiamasse Dossi) nato a Dosso, allora piccola frazione della parrocchia di Gazzane comune di Preseglie, mentre egli stava alla custodia del suo povero armento; imponendogli che tosto ragguagliasse il popolo della mentovata comunità, acciocchè le fabbricasse un tempio in quel luogo ov’Ella gli favellava, che ora è quello stesso, in cui di presente trovasi la Chiesa di Visello». Per dare una prova dell’apparizione la Vergine gli fece mungere latte in abbondanza da una giovenca di soli sei mesi. Col latte poi guarirono parecchi infermi incurabili. Vuole la tradizione popolare che il Bonfadino fosse muto e che al comando della Madonna di mungere la giovenca egli avrebbe per la prima volta esclamato «Ma non fa latte».
Fu al sentirlo parlare che la gente gli credette. È poi ancora tradizione che il latte munto in quell’occasione dalla giovenca di sei mesi durasse per due anni e servisse a guarire gli appestati e i colerosi nelle frequenti epidemie del tempo. Proprietario del luogo era il nobile Giovanni Battista Montini, il quale, commosso al racconto dell’apparizione, si affrettava a donare il terreno per costruirvi un tempio alla Vergine. Il che fu fatto nel breve giro di pochi anni. Non contento ancora lo stesso Giovanni Battista Montini con atto notarile siglato in data 26 luglio 1527 dal notaio episcopale Cipriano Savallo, dotava l’oratorio di Santa Maria «nella contrada di Visello, territorio di detto comune, nella quale apparve la beatissima Vergine, sempre siano innalzate a beneficio sacerdotale». Il Vescovo di Brescia poi nello stesso tempo concedeva un’indulgenza di quaranta giorni a tutti coloro che avessero visitato la Chiesa o fatto offerte per il suo decoro. Il 21 settembre 1652 il santuario veniva consacrato dal Vescovo Morosini. Altre indulgenze aggiungeva più tardi il Cardinal Angelo Maria Querini. Don Battista Montini volle anche essere il primo cappellano del santuario. Più tardi non trovando altro sacerdote che custodisse il santuario fu giocoforza affidarsi ad un eremita che fu Giovanni Antonio Ferlinga di Preseglie, per il cui sostentamento furono assegnati un bosco di 7,58 pertiche, granoturco, fieno, foglia di gelsi e i due terzi della frutta e dell’uva raccolti.
La Madonna da parte sua ripagò la devozione del buon eremita risanandolo da grave infermità, salvandolo da un naufragio sul Lago di Garda, scampandolo dall’aggressione di un contadino che l’aveva scambiato per un ladro e proteggendolo durante la peste del 1630. I beni della cappellania vennero contesi dal parroco di Gazzane, che si faceva forte di un decreto di San Carlo Borromeo del 1580, fino a quando la curia vescovile con decreto del 18 marzo 1897 non dichiarò lettera morta il decreto di San Carlo confermando poi il diritto di giuspatronato del Municipio di Preseglie. Il santuario rimase sempre isolato nonostante che Don Gaetano Ognibene avesse proposto verso la metà del sec. XIX di far costruire una strada tra Preseglie e Visello, in cambio di una sua nomina a rettore del santuario. Non essendosi verificata la condizione Don Ognibene lasciava il suo vistoso patrimonio ai poveri del paese e per la fondazione di una scuola popolare gratuita. Nonostante il disagio del luogo la devozione dei fedeli non mancò mai al santuario del Visello. Di una sola navata, con tre altari il santuario fu arricchito di opere d’arte fra cui il gruppo ligneo del sepolcro della Vergine Dormiente oggi nella chiesa parrocchiale. Belle le due tele raffiguranti due momenti dell’Apparizione. Singolare è anche un calice in galena metanifera estratta sul posto. Solennità straordinarie furono celebrate il 9, 10, 11 maggio 1914 culminate in una interminabile processione dal paese al santuario. La devozione alla Vergine dei Visello si diffuse ancor più nel 1942 quando, per iniziativa del parroco, furono consacrati alla Madonna i soldati valsabbini impegnati nella Seconda Guerra Mondiale. L’apparizione è ricordata da una singolare placchetta a sbalzo in rame del 1663 segnalata da Vincenzo Pialorsi, di forma ovale (h. mm. 130 x 116) fortemente rilevata nella parte inferiore. Lungo l’orlo la leggenda: «M.V. occorsa in Visello MDXXII territorio di Preseglie in Val Sabbia dis. Bresciano, P. Salvadori».
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PARROCCHIALE SAN PIETRO E PAOLO
Nessuna notizia abbiamo della primitiva chiesa. Forse una ne venne costruita nel sec. XV. Nella sua visita pastorale dell’il ottobre 1566 il vescovo Bollani trova la chiesa consacrata con due altari laterali dedicati a Sant’Orsola e a Santa Caterina. La chiesa attuale venne costruita alla metà del sec. XVIII. Avendo trovato la chiesa in minacciante rovina e ‘poco decorosa e altresì angusta per la crescita fatta da quel popolo’, Don Andrea Baronio, divenuto parroco, fin dal 1748 si pose il problema di costruirne una nuova. Dopo avere ottenuto, il 17 marzo 1750, il permesso della Curia vescovile di Brescia il 3 aprile poneva la prima pietra. La chiesa, opera di Gaspare Turbini (secondo altri di Domenico Corbellini) e progettata nel 1750, presenta la pianta centrale arricchita all’interno da una serie di colonne circolari che muovono le pareti e che aiutano il fluire delle linee. Venne costruita secondo documenti pubblicati da Ennio Vitali, dal capomastro milanese Domenico Ceresa, assieme ai maestri Onofrio Ligasacchi e Giacomo De Stefani. La costruzione fu laboriosa anche per l’inconsistenza del terreno che richiese palificazioni estese. E’ opinione di Ennio Vitali che la chiesa fosse ormai finita al momento della morte di Don Baronio. All’abbellimento della chiesa diedero un ampio apporto marmorai di Rezzato. Nel 1753 Paolo Ghirardi fornì le colonne del coro; nel 1759 Giacomo Ghirardi e Antonio Palazzi, i marmi delle cappelle laterali; nel 1762 G.B. Benedetti e Domenico Tagliani eseguirono l’altare maggiore; nel 1772 Giacomo Barbieri fornì le pietre della facciata; neI 1796 Antonio Tagliani costruì i due altari a Sant’Antonio e a Sant’Orsola. La chiesa venne consacrata il 6 agosto 1786 dal Vescovo Giovanni Nani e nell’altare maggiore vennero poste le reliquie dei Santi Sebastiano, Felice ed Eliodoro.
L’interno venne dipinto da Pietro Scalvini che sul volto del coro raffigurò l’Ascensione e su quello della navata l’Assunzione; un affresco dello stesso, sempre nella navata, è andato perduto. Nella controfacciata, sulla bussola della porta maggiore lo Scotti ha dipinto il martirio di San Pietro.,’Scrigno di tesori’ hanno definito Ugo Vaglia e, dopo di lui, Sandro Guerini la parrocchiale di Preseglie. Entrando, sul primo altare a destra sta una grande tela a tempera già segnalata da Ugo Vaglia nel 1953 ‘di scuola morettesca e, come alcuni opinano, dello stesso Moretto’ e al Moretto è attribuita con sicurezza da Sandro Guerini. Raffigura ‘Sant’Antonio Abate in trono tra i Santi Stefano e Vincenzo’. In essa il Guerini ha rilevato «la scena complessiva è solenne e vigorosa, potentemente ma equilibratamente dialettica, poichè la forza di Sant’Antonio è compressa dall’architettura e dalla tenuta spirituale dei due diaconi: ritenendolo un prodotto tipico del particolare ‘manierismo’ che il Moretto manifesta dopo il 1540, con uno spirito controriformistico e severo, antiluterana ma anche autenticamente cristiano». Segue un altro altare con una statua che ha sostituito l’Ultima Cena di San Cattaneo ora in sacrestia.L’altare maggiore è dominato da una bella pala di Agostino Galeazzi (1562) allievo e capobottega del Moretto e da lui firmata ‘AUG. GALA BRIX P MDLII’, ritenuta l’unica o una delle pochissime tele dal pittore firmate.
Raffigura la Beata Vergine col Bambino con ai piedi San Pietro in abiti pontificali e con ai lati i Santi Giovanni Battista e Paolo.
