Idro

CHIESA DI SAN MICHELE

San Michele Idro Si assiste al trionfo degli intagli lignei; è un trionfo di creatività, di arte e di simboli.
Il crocifisso ligneo, raro esempio di crocifissi rinascimentali, potrebbe essere addirittura del grande Lamberti, che da Brescia si spostò agli inizi del ‘500 alla Pieve di Condino per scolpire splendide opere. Il crocifisso di Idro ha tutti gli elementi per essere avvicinato a queste opere.
Dalla scultura del 1500 si passa poi alle soase dei Boscaì. Idro – Soasa, Boscaì detto Pialorsi di Levrange, in San Michele hanno infatti lasciato a partire dalla seconda metà del 1600 sino alla metà del 1700, cent’anni di lavoro, tutte le soase degli altari e il ciborio dell’altare maggiore, un tempietto elegantissimo e veramente splendido che l’avidità umana ha depauperato in maniera irreparabile e la cantoria dell’organo. L’atmosfera di San Michele è dominata dal chiaroscuro di questi intagli e dai bagliori dell’oro zecchino, che vogliono essere un invito alla riflessione e un diletto per lo spirito.

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CHIESA DI SANTA MARIA AD UNDAS

La pieve di Idro è intitolata alla Vergine, viene definita Santa Maria ad undas, cioè sull’onda, perché originariamente si trovava molto più vicino all’acqua del lago d’Idro rispetto ad ora.
La sua funzione di pieve prevedeva che essa avesse il controllo di un territorio molto vasto che andava da Vestone fino ad Anfo e comprendeva il territorio di Treviso Bresciano. Era la vera e propria chiesa matrice di questo territorio ed era unica responsabile dell’educazione cristiana e dell’amministrazione dei sacramenti, in particolare del battesimo.
La chiesa sorge in una posizione strategica, si trova infatti vicino al luogo, diverso dall’attuale e più a valle, dove anticamente sorgeva il ponte che univa le due rive del lago.
Si trova anche sulla strada che univa la zona dell’attuale Trentino e della Lombardia, anticamente vero e proprio confine che segna ad esempio il limite del dominio veneto, oltrechè il luogo d’incontro delle due diocesi: Trento e Brescia.
Sembra che originariamente la chiesa si sviluppi da quello che era il luogo di culto della prima comunità cristiana dell’abitato di Pontis, sicuramente relazionabile all’abitato retico romano che sorgeva sulla sommità del pianoro di Castel Antico, frequentatato fino al V-VI secolo. All’interno della chiesa sono tuttora conservate delle lapidi di epoca romana, parti della quali sono state trasportate al Museo Cristiano del Capitolium di Brescia. Con il progressivo consolidamento del culto cristiano si definì la sua funzione di pieve e un primo edificio venne approntato attorno all’ XI secolo, e proprio in questo periodo vengono documentati dei possessi del monastero di Leno nella zona di Idro. Dei restauri effettuati nel 1995 hanno portato alla luce, sotto la pavimentazione attuale, dei resti di murature e fondazioni che risalgono a questa prima fase. La parte più antica attualmente rimasta in alzato è l’abside, databile al XII secolo, mentre la base del campanile risale al XIII. La chiesa subì poi alla metà del XV secolo delle modificazioni che la portarono al raggiungimento della forma attuale, con il mantenimento del catino absidale che appare infatti disassato rispetto alla struttura.
Agli inizi del ‘600 venne poi realizzata la chiesa parrocchiale di San Michele, che insieme alla nuova organizzazione ecclesiastica per parrocchie, segnò una progressiva perdita d’importanza della pieve, ormai chiesa sussidiaria della parrocchia di Idro.
Architettura. Come detto l’aspetto attuale della chiesa è frutto di vari rimaneggiamenti: l’esterno si presenta come molto semplice, decorato solo di una cornice in cotto che corre lungo il sottotetto e da un piccolo rosone sulla facciata. L’ingresso principale è posizionato sul lato lungo della chiesa rivolto verso il lago. Non abbiamo un ingresso in quella che generalmente è la facciata principale perché la chiesa era affiancata, sia nel lato corto che nel lato lungo verso la strada provinciale da una serie di orti e costruzioni, di cui resta documentazione fotografica. In seguito ad una serie di lavori, compiuti negli anni sessanta del novecento la chiesa venne “liberata” in modo artificioso di quello che era il tessuto storico in cui sorgeva, portando così alla realizzazione di un parcheggio lungo il lato lungo e di una scalinata presso la facciata, aprendo un varco dove sorgevano degli orti.
L’interno si presenta di aspetto tipicamente quattrocentesco, ci troviamo infatti di fronte ad una struttura ad aula unica, con il tetto a capanna e lo spazio scandito da arconi trasversi in cinque campate. Il tetto è stato rifatto recentemente e parti originali della travatura, conservate lungo la navata, ci consentono di riconoscre la presenza, nella copertura originaria, di pregevoli tavolette da soffitto lignee, decorate seguendo il gusto tipico del periodo.
Decorazione pittorica.
La parte più antica dell’edificio, come detto, è l’abside. Essa si presenta interamente decorata ad affresco. Con una attenta analisi si può notare che esistono ben tre strati di affreschi sovrapposti.: i primi eseguiti tra due e trecento mostrano fregi e parti decorative nella parte bassa del catino absidale. Un secondo strato, realizzato verso la metà del XIV secolo, aggiunge alla decorazione un drappo che corre lungo tutto il perimetro. L’ultimo strato presente, quello posto in evidenza dal parziale restauro degli anni ’90 del novecento, realizzato nel secondo quattrocento, si esplica attraverso un ciclo iconograficamente più complesso comprendente una Teoria dei dodici Apostoli, i simboli degli evangelisti e un Cristo in mandorla, recuperante una antica tradizione bizantina, riconoscibile nel Duomo di Monreale fino all’eremo di Montemaria a Burgusio.
La zona absidale ospita poi un’altra opera di grandissima importanza: si tratta di un altare in muratura che va a costituire un polittico interamente affrescato. Nella parte centrale sono riconoscibili la Madonna con il Bambino e Santi. Importante per la datazione è la presenza del monogramma di San Bernardino, canonizzato nel 1450, che segna una datazione nella seconda metà del secolo. L’autore, non identificabile con certezza, mostra però di conoscere la cultura della corte di Milano, Giovannino de Grassi e in particolare i Tarocchi dei Bembo di cui propone precise citazioni ad es. nel Sant’Antonio Abate.
La chiesa si presenta però come in gran parte affrescata. Si tratta di affreschi di vari periodi, che però per la maggior parte risalgono alla fine del quattrocento o all’inizio del cinquecento. In molti casi le decorazioni risultano ancora celate sotto uno strato di calce bianca realizzato su ordine vescovile quando, dopo il Concilio di Trento, questo tipo di decorazione non risponde più al gusto e alle aspettative della committenza ecclesiastica.

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CHIESA DI SAN ROCCO

San Rocco Idro In localtià Crone, sorta su una cappella già esistente nel XV sec. e ricostruita attorno al 1720 , all’interno della quale si trovano un grande Crocefisso in legno e una bella soasa opera del Boscaì, intagliatori di Levrange, sull’Altare Maggiore, vi è una tela ad olio raffigurante la Madonna col Bambino, S. Rocco in gloria e i SS. Calogero e Ignazio. Sulla parete di sinistra è appesa la più antica Pala, con la Madonna con Bambino, S. Rocco e S. Calimero. A lato della Cappella vi è un quadro raffigurnate la beata Deodata Regoli, in abito nero con soggolo bianco da servita. Sopra la porta Maggiore, in una nicchia è posta una bella statua di S. Rocco, mentre nella vetrata è raffigurata la Beata Regoli, in veste da contadina e in contemplazione davanti al Crocefisso. In un medaglione, nella volta del presbiterio, è rappresentata ancora la stessa beata con alcune fanciulle che adorano il Crocefisso, mentre sullo sfondo il Sacerdote celebra la messa. Nell’unico medaglione della volta della navata è raffigurata la Vergine Assunta.

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CHIESA DI SAN SEBASTIANO

San Sebastiano Idro Posizionato ai piedi del Castel Antico, domina la frazione di Lemprato, con un’ architettura esterna assai semplice, dalla linea settecentesca, con portale e finestrella sulla lato frontale.L’interno è pulito , ordinato, con un solo altare , quello liturgico. particolarmente bella è la Pala raffigurante la Madonna col Bambino, tra S. Antonio da Padova e Santa Maria Maddalena e, sotto, S. sebastiano tra i carnefici, mentre sullo sfondo si scorge S. Fabiano papa che viene giustiziato. La Pala è raccolta in un’ elegante soasa sulla quale domina una bella figura del Padre Eterno. Da un affresco ex voto particolarmente pregevole raffigurante S. Rocco e da assaggi compiuti si pensa che tutto il santuario sia affrescato.Tra i pennacchi che corrono lungo la navata meridionale, stanno immagini settecentesche, in parte rovinate da sucessivi restauri. Nei quadri di parete di sinistra figurano Aronne e Mosè, su quella di destra, geremia e Davide, ai lati di una finestra vi sono S. Michele Arcangelo e S. giovanni Battista, ai lati dell’altra finestra vi è Santa Caterina da Siena. Sulla controfacciata sta la Sacra Famiglia, con un S. Antonio non bene individuabile.

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Bibliografia:

L. FOSSATI, Idro e la sua pieve, Brescia, 1937,
A. FAPPANI, S. Maria ad Undas, in I Santuari Bresciani, vol. 2, Brescia, 1972, pp. 70-73,
A. BONOMI, L’antica pieve di Santa Maria ad Undas, in Idro e il suo lago. Documenti e itinerari nella storia di una comunità, a cura di A. Bonomi, Brescia, 1996, pp. 284-293,
L. GHIDINELLI, La pieve di Santa Maria ad Undas attraverso i secoli, in Idro e il suo lago. Documenti e itinerari nella storia di una comunità, a cura di A. Bonomi, Brescia, 1996, pp. 209-227