Barghe
PARROCCHIALE DI SAN GIORGIO
Sorta alla fine del ’500 su una precedente che portava lo stesso titolo. Nel ’700 furono aggiunti coro e presbiterio. All’interno la chiesa presenta una buona carellata di intagli lignei.Mancano però i documenti che possano far luce sui diversi autori. Le soase,nell’attuale sistemazione, incorporano parti di epoche diverse e con ogni probalità con artisti diversi. Fra tutte le opere la soasa dell’altare del Crocefisso è la più completa per essa l’attribuzione ai “Boscaì” ,Famiglia Pialorsi, è certa.La morbidezza dell’intaglio, i marcati chiaroscuri, le colonne tortili ornate con i caratteristici fiori, sono tutti motivi che rimandano alla Bottega di Levrange.
Le statue laterali della Fede e della Speranza, quella al centro della cimasa della Carità così materna nell’atteggiamento e così terrena nella vigoria della sua nudità resa più gentile dalla presenza di due putti scherzosi che giocano con le sue vesti, richiamano molte altre statue delle soase dei Pialorsi. Con molta probabilità questa soasa si deve a Francesco, attivissimo dal 1700 al 1730/35, potrebbe esservi anche la mano del figlio Giovanni Battista.
Il crocefisso, di forte entità emotiva, con un plasticismo composto e sostanzialmente di rimando classico, è invece anteriore alla soasa di parecchi anni. E’ affine ai molti crocefissi delle chiese Valsabbine della prima metà del xvII. L’altare di San Rocco presenta una soasa che anche non considerando i rimaneggiamenti succedutisi, non è da attribuire ai Boscaì. Qui infatti domina una concezione dell’ornato molto lienare.
Al posto del ciborio, inserita in una cornice che diventa una piccola soasa a se stante, c’è invece una bellissima statuetta della Madonna, sicuramente di francesco Pialorsi probabilmente scolpita verso il 1730. Anche la cantoria dell’organo è sicuramente da attribuire ai Boscìaì.
La pala dell’Ultima cena è particolarmente bella, il cromatismo di sicuro effetto, il colore rosso si bilancia molto bene con l’azzurro di diverse tonalità. Non si è certi dell’autore ache se si ipotizza il pittore Gandino. Nell’altare di san Rocco incastonata nella soasa lignea è conservata una tela straordinaria di S. Rocco di Zenone Veronese, l’unica opera attualmente conosciuta in Valle da Roè Volciano a Bagolino. Nell’altare del S. Rosario presenta una bella pala (XVII)con un nuvolo di angioletti che sostengono la Madonna con il Bambino mentre altri due più grandi le fanno da contorno, ai piedi in atteggiamento di preghiera S. Domenico e S. Caterina da Siena.
Mentre il quadro proveniente dal santuario di S. Gottardo, con la Madonna con il Bambino che si mostra ai santi Gottardo e Pietro ha l’aspetto di un ex voto popolare, assai semplice nella impostazione. Sopra l’altare maggiore un affresco rappresenta S. Giorgio ed il drago. (Autore Trainini)
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CAPPELLA DI SAN GOTTARDO
Si trova sulla statale del Caffaro e sorge su un breve poggio del monte Colmo, roccia formata da calcare di esino/dolomie di scogliera e calcari dolomitici formatasi nel triassico circa 230 milioni di anni fà.
La chiesa-santuario venne edificata probabilmete nel 1400 e in seguito ampliata agli inizi del XVI,antico santuario elevato dalla pietà dei fedeli di Barghe alla memoria del santo Vescovo di Hildesheim, San Gottardo nacque nel 960 a Ritembach nella Baviera settentrionale. La devozione per San Gottardo era molto forte basti pensare che alla fine del 500 erano addirittura due i santuari dedicati a lui a Barghe. Il presbiterio è adornato di stucchi secenteschi che conservano ancora la barocca ricchezza di ornamenti. Dalla volta domina un altorilievo con il Padre Eterno. Nel catino un bel medaglione della Madonna col bambino e ai lati due medaglioncini della fede e della speranza.Nell’abside, in tre nicchie, stanno: al centro la statua di San Gottardo e ai lati quello di S. Giorgio (a sinistra) e S. Luigi (a destra). Sono di cemento, molto probabilmente sostituiscono altri molto più preziosi. Grazie alle generose elemosine per molti anni si continuò quotidianamente a celebrare la messa e si potè provvedere al sostentamento di un eremita che serviva il santuario stesso e la chiesa parrocchiale. Nel ’700 vennero aggiunti due altari dedicati a S. Apollonia e Santa Lucia, e a S. Francesco d’Assisi.Ne esistono ancora le soase e le pale ma quella delle sante è stata completamente rovinata dai ladri che hanno tagliato la testa alle figure.
Una singolarità è che dietro l’abside esiste una vasta grotta molto frequentata dai devoti.Al centro scende infatti una goccia d’acqua alla quale viene attribuito un particolare potere curativo.Tutt’intorno vi sono i primi segni di stalattiti che rendono l’ambiente suggestivo. Si narra che vi siano stati dei ritrovamenti preistorici ma non si è a conoscenza di dove siano costuditi.
Bibliografia:
U. VAGLIA, Storia della Valle Sabbia, Brescia, s.d.
