Anfo
Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo
Eretta nel ’400, rinnovata nel ’500, alzata di due metri nel 1847 e completata all’inizio del ’900 su disegno di Marsilio Vaglia. L’interno fu decorato nell’800. Sull’arco del trionfo erano affrescate figure di Santi, con motivi pittorici caratteristici del Da Cemmo. Nel sec. XVI fu aggiunta l’abside, dipinta all’esterno con fregi sul cornicione e con tabule rosse e verdi, come ancora oggi si possono notare dal secondo piano del campanile eretto probabilmente in quell’epoca con pietra locale.Sull’abside, dietro la pala lignea dei Boscì, si è rinvenuto un affresco del ’500, attribuito alla scuola del Romanino, raffigurante la Crocefissione. La pala dell’altar maggiore è di Grazio Cossali (1630), mentre quella del Sacro Cuore è del Bertanza (1604).
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Chiesa di Santa Petronilla
Come altre chiese sorte attorno al lago d’Idro, anche Santa Petronilla è frutto della devozione a S.Pietro in Monte Orsino, che vi ebbero estese proprietà e vi promossero una vasta bonifica. Santa Petronilla infatti è stata ritenuta la figlia del principe degli Apostoli, che avrebbero poi seguito la chiamata di Gesù nell’apostolato. La viva devozione a questa Santa è confermata anche dal fatto che nella Parrocchiale vi è un altare a Lei dedicato. La chiesa è stata posta quasi a sentinella, nell’antico sentiero che portava attraverso il Baremone, al Maniva ed a Collio. Alla chiesa si accede per 4/5 gradini, la facciata è costituita da un portale in pietra, due finestrelle ai lati, la costruzione è solida, con una porta laterale a nord e il basso campaniletto a sud.L’interno è abbastanza vasto, con tetto a volte e piccole vele. Ha un solo altare, nel presbiterio, in legno. Possiede inoltre una bella pala raffigurante la Madonna col Bambino, con due angioletti ai lati e ai piedi di S. Pietro inginocchiato. S. Petronilla , perchè la si riconosca porta scritto su un libro aperto “S.Petronilla, ora pro nobis” ed infine vi è inginocchiato S. Giuseppe con la verga fiorita in mano.
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Chiesetta Alpina di Baremone
Situata a mt. 1400, di recente costruzione.
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Santuario Sant’Antonio
La chiesa di Sant’Antonio, si trova in una posizione estremamente interessante. E’ infatti posta lungo la strada che porta verso il confine con l’attuale Trentino. In passato però questo confine ha segnato il limite della dominazione veneziana nel XV secolo e successivamente quello del regno Lombardo Veneto. Un luogo quindi nodale, la cui importanza strategica è evidenziata dalla presenza nelle estreme vicinanze della Rocca d’Anfo.
Secondo la tradizione la chiesa risalirebbe al XI-XII secolo e presenterebbe una origine monastica. La sua fondazione sarebbe infatti da attribuire ai monaci di Monte Orsino, Serle (Bs), giunti in zona per la bonifica del Pian d’Oneda e già proprietari di numerosi possedimenti nei dintorni.
Collegata strettamente alla sua posizione geografica è poi l’ipotesi che la chiesa sorga su di una struttura fortificata e quindi in qualche modo risulti parte di un sistema difensivo più complesso. Interessante a sostegno di questa tesi il volume Status e jura ecclesiarum del 1578 che indica la chiesa come “intra fines Anfi, super arcem versus Bagolinarum”.
Queste ipotesi riguardanti la sua origine rimagono comunque da valutare con molta attenzione e si presentano tutt’altro che definitive.
La chiesa durante la sua storia ha conosciuto più di un proprietario: dopo il decadimento del monastero di Serle, la chiesa entra nei possedimenti dei monaci di Rodengo Saiano (Bs) e successivamente in quelli di San Pietro in Monte Oliveto (Brescia) che lo tengono insieme a San Giacomo in Caselle. Presto gli interessi delle comunità di Bagolino ed Anfo si fanno pressanti e infatti nella metà del XV secolo Bagolino diventa proprietario di San Giacomo, mentre un documento del 1447 attesta il controllo di Anfo su Sant’Antonio.
La chiesa ebbe poi nei secoli sempre un grande rilievo. L’interesse di Venezia risulta evidente dalla presenza del leone di San Marco dipinto sulla facciata .
Il suo patrimonio ben amministrato spesso suppliva le carenze della chiesa parrocchiale di Anfo. L’abbondanza dei elemosine era anche dovuta alla presenza dei “restelli”: vi era infatti presso S. Antonio una specie di porta, dove i viandanti dovevano pagare un pedaggio fornendo in questo modo ricchezze alla chiesa.
Tra sei e settecendo fu poi presente presso la chiesa un eremita che garantiva il buon mantenimento dell’edificio. Grazie a periodici restauri la chiesa giunse in buone condizioni fino alla metà dell’ottocento quando subì vandalismi dai soldati garibaldini e divenne poi ospizio per i soldati nella prima guerra mondiale.
Architettura
Degli scavi archeologici effettuati negli anni ’60 del novecento hanno permesso di evidenziare alcuni elementi utili alla ricostruzione della struttura originaria della chiesa.
In particolare la chiesa trecentesca si presentava più bassa dell’attuale e presentava un orientamento est-ovest, quindi diverso da quello presente ora e che è frutto di mutamenti avvenute nel corso del quattrocento. Queste modificazioni hanno portato un innalzamento delle pareti , l’aggiunta di un corpo absidale e di un corpo avanzato con il cambiamento dell’asse in un orientamento nord-sud.
Tipicamente trecentesca è la struttura del campanile, e un affresco presente fra la volta e il tetto sulla parete sud del campanile. caratteristico del quattrocento è invece il tetto originario a capriate, e le cornici a mattoni del sottotetto.
Anche nel cinquecento avvengono degli ulteriori lavori realizzati da Bernardino Lodron, sposo di Polissena Colleoni, in favore della sua anima dimostrando ancora una volta il grande rilievo di questa chiesa. Nei secoli si susseguono continui lavori, nel seicento si costruisce la sagrestia mentre molto più recente, 1898, è la costruzione della scalinata di ingresso al sagrato.
Decorazione pittorica
La chiesa presenta un apparato decorativo molto interessante. All’esterno, su quella che appariva inizialmente come la parete di facciata, prima dell’aggiunta del corpo aggettante, è presente un grande San Cristoforo, patrono dei pellegrini, che conferma la funzione di chiesa posta su un luogo di passaggio. Sulla facciata vi sono poi degli affreschi decorativi ed un leone di San Marco.
All’interno vi sono più affreschi di cui uno risalente al ‘300. Si tratta di un frammento di Crocifissione posto tra il tetto originario a capriate e un abbassamento realizzato tramite una volta, nel lato verso il campanile. In pieno ‘400 venne invece realizzata una grande Ultima Cena che copriva la parete che venne poi demolita per lasciare spazio all’attuale abside.
Anche l’abside venne decorata verso la fine del ‘400, con un ciclo di affreschi che ripropone il modello della foppesca Cappella Averoldi e si pone in continuità con gli affreschi di Giovan Pietro da Cemmo in San Rocco di Bagolino. Nella volta sono presenti gli Evangelisti, i loro Simboli e i Quattro Dottori della Chiesa, sulla parete vennero invece realizzate le Storie di San’Antonio Abate.
Per questo ciclo, estremamente interessante, sono stati fatti in passato in nomi di Liberale da Verona, Savolto. Un ultima ipotesi attributiva vuole che siano stati realizzati, insieme al San Biagio e al San Marco del transetto, da Paolo da Cailina il vecchio.
Tutto l’apparato iconografico è stato restaurato attorno al 1967 di B. Simoni. Gli affreschi erano infatti stati completamente ricoperti di calce in seguito agli ordini del vescovo Giorgi, qui in visita pastorale nel 1676.
.Bibliografia: A. FAPPANI, Anfo: S. Antonio, in Santuari nel bresciano. 2. Valle Sabbia, Brescia, 19 .
R. SECCAMANI, La chiesa di Sant’Antonio di Anfo dalle origini al secolo XV, in Studi in onore di U. Vaglia, Brescia, 1989.P. CASTELLINI, Affreschi inediti sullo schema della cappella Averoldi. Approfondimenti sul tema in ambito bresciano e bergamasco, in Vincenzo Foppa. Tecniche d’esecuzione, indagini e restauri, Brescia, 2002.Bibliografia tematica:U. VAGLIA, Storia della Valle Sabbia, Brescia, s.d.,Atlante Valsabbino, Uomini Vicende Paesi, a cura di G. Biati, Brescia 1980.
