Agnosine
CHIESA PARROCCHIALE DEI SANTI IPPOLITO E CASSIANO
SANTUARIO DELLA MADONNA DELLE CALCHERE
CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA DEL CAMPELLO
CHIESA PARROCCHIALE DEI SANTI IPPOLITO E CASSIANO
Già ricordata in un documento del 1037 è stata ricostruita nel 1711, e consacrata nel 1872 dal Mons. Verzeri, in seguito decorata con affreschi del Trainini. Interno classico con festoni e pale agli altari. L’impressione maestosa e luminosa data, è ottenuta grazie alla presenza di lesene e paraste monumentali a capitello corinzio che poste agli angoli ne smussano la forma e dalla predominanza del colore bianco degli intonaci e degli stucchi che riprendendo uno dei temi più cari al barocco . l materiali per il rivestimento e la decorazione della chiesa sono soprattutto materiali poveri: la decorazione plastica nei bassorilievi e nelle statue è ottenuta attraverso lo stucco, poi in parte dorato per impreziosire anche cromaticamente la resa. Le grandi colonne e i paliotti degli altari dai marmi multicolori sono realizzate non in marmo appunto ma ì in scagliola e in legno dipinto. È un finto marmo anche per il cornicione che poggia sui pilastri e che corre lungo tutte le pareti; sopra di esso cornicioni aggettanti con modanature in stucco, decorate e dorate. Le volte a vela che fanno da copertura poggiano su questi cornicioni e le ampie finestre si aprono nei lunettoni che questo tipo di volta crea sulla parete. In controfacciata due telamoni reggono la struttura su cui poggiano due angeli musicanti, al centro in un cartiglio viene ricordata la consacrazione dell’edificio. Nella scelta dei soggetti presenti nelle nicchie e nelle volte penso si possa individuare la volontà di un programma iconografico che partendo dall’origine della Chiesa traccia un percorso esemplare per il fedele. Nei pennacchi della prima volta incontriamo le figure dei quattro Evangelisti: San Giovanni (l’aquila), San Marco (il leone), San Matteo (l’angelo), San Luca (il bue); quindi un riferimento alla Parola originaria. Nelle quattro nicchie della navata compaiono invece quattro tra i più importanti e conosciuti dottori della chiesa:Sant’Ambrogio -prima nicchia a destra-Santo Vescovo riconoscibile per gli abiti episcopali e per la presenza del flagello simbolo della sua fermezza nella predicazione e del rigore con cui visse.Sant’Agostino – seconda nicchia a destra- in vesti episcopali e con il libro in mano simbolo della sua intensa attività nello scrivere- San Gerolamo -prima nicchia a sinistra-viene raffigurato come un uomo anziano dall’aspetto emaciato causato dall’eremitaggio e dall’intensa preghiera, tiene nella mano una pietra con cui si batte il petto e ai piedi un leone che fa riferimento all’indole forte e fiera del Santo. San Gregorio Magno -seconda nicchia a sinistra—la figura papale si riconosce dalla presenza della tiara sul capo, accanto all’orecchio destro la figura di una colomba, personificazione dello Spirito Santo che sembra suggerisse al Santo cosa scrivere.
La chiesa è a navata unica, possiede quattro altari laterali con una divisione in due campate più lo spazio del presbiterio.
Si trova sulla statale per Lumezzane , forse presidio militare longobardo. Di origini antiche nel 1700 venne ampliato e, ancor oggi, conserva l’antica abside di origini romaniche che funge da cappella laterale. Fu antica Parrocchiale .Particolare l’affresco raffigurante S. Giorgio con il drago sotto i piedi, tra S. Rocco e S. Sebastiano. L’organo del 1899 ha 25 canne in stagno e reca la targa Fabbrica d’Organi Bianchetti-Facchetti . Il Santuario nel 1976 è stato completamente ristrutturato .
CHIESA DI SANT ANDREA
L’antica chiesa risale al 1457 ma nel 1700 ne fu riedificata una nuova sopra al paese. Caratteristica è la soasa del 1715 che incornicia la pala raffigurante il Martirio di Sant Andrea, l’opera è del Voltolini. In sagrestia vi sono un bell’armadio a muro ed un cassettone. Nel 1703 erano a Sant’Andrea Don Giacomo Ferdi che insegnava anche a leggere e a scrivere e Don Benino Benini essi avevano l’obbligo di celebrare 411 messe all’anno. Nel 1715 vi abitavano Don Giacomo Ferdi e Don Damiano Reguitti .
CHIESA PARROCCHIALE DELL’ANNUNCIATA
Del 1673 presenta un interno particolarmente armonioso, a fianco vi è il campanile che risale al 1744.
Antecedente il XIV secolo , a pianta circolare.
Nel 1630, durante la peste, sorse qui un lazzaretto e la chiesa divenne meta per i fedeli.
Di valore è la pala raffigurante la Deposizione con i santi Lino, Antonio Abate e Lucia, incorniciata da una ricca soasa.
SANTUARIO DELLA MADONNA DELLE CALCHERE
L’attuale costruzione risale al 1674 su una precedente struttura, il piccolo santuario, ad un’unica navata, proprio per le sue modeste dimensioni favorisce il raccoglimento e la preghiera di chi si rivolge per implorare aiuto o esternare la propria incondizionata riconoscenza. La tradizione fa risalire le origini all’apparizione della Madonna che avrebbe fatto scaturire dalla roccia una sorgente d’acqua purissima che si raccoglie oggi in una conca rustica dalla forma regolare. In un inventario, scritto il 21 dicembre 1758 dal sindaco e cancelliere della “Vicinia”, Giovanni Michele Ignazio Benini è segnata anche una “pianta di rosaio antico sotto la fontana”. La registrazione farebbe pensare ad un altro elemento a favore della pretesa apparizione. Solo nel 1646, il vescovo Morosini, per la prima volta, accenna all’esistenza di una Santella dedicata alla Beata Vergine delle Calchere, con la raccomandazione agli uomini di Renzana di averne cura .La venerazione popolare per la madonna continuò vivissima, ne sono tangibili testimonianze le numerose offerte da parte di fedeli, tanto che il Vescovo ordina che venga fatta una cassetta, con le solite due chiavi, pur custodire le elemosine.
Fin dai tempi molto antichi anche la chiesetta di Renzana,detta dei Santi,suscitò grandi devozione. Gli Atti della visita del Bollani (2 ottobre 1566) registrano che è senza dote (assegnazione di denaro) e che vi si celebra qualche volta. In seguito dal visitatore viene ordinato di togliere gli altari, ad eccezione di quello maggiore,che deve essere ornato,e di costruire il tetto. Nel 1578 la chiesa è ancora sconsacrata e senza beni e vi si celebra solo per devozione. Nel 1580,in seguito alla visita apostolica si legge che la situazione resta invariata. Nel 1606 il Giorgi ordina di aggiustare la pietra sacra,di porre il Crocifisso alla trave che attraversa l’arcosolio (nicchia scavata nel tufo)(forse si tratta dello stesso Crocifisso che si trova sopra la pala dell’altare maggiore) e di mettere tele alle finestre entro un mese. Il Vescovo Vincenzo Giustiniani,il 6 ottobre 1636 emana un decreto drastico;si demolisca del tutto la chiesina e legna e pietre vengano usate per la costruzione della parrocchiale;intanto la si tenga chiusa. Tuttavia,dieci anni dopo,precisamente il 28 settembre 1646,il Vescovo Morosini,più comprensivo, si dichiara disposto a riconcedere la celebrazione della messa, a patto che gli abitanti di Renzana imbianchino le pareti,uguaglino il pavimento,tolgano l’umidità,rifacciano le finestre,comprino le icone e le suppellettili. In vena di generosità il Vescovo permette che per le spese vengano usati i denari lasciati dal defunto Don Andrea Gobbino per la costruzione del campanile,non ritenuto necessario. In attesa dei lavori la chiesa va tenuta con cura e le messe fatte celebrare con il reddito del legato lasciato da Don Gobbino. A quanto pare la sorte della chiesa stava molto a cuore al Vescovo Morosini. Inoltre aggiunge agli abitanti di Renzana di aver cura della santella della Madonna di Calchere. Nel 1732 si registra l’obbligo di celebrare 142 messe. Nel 1734 si ripresenta il problema della struttura dell’edificio. Infatti il Parroco di Agnosine,già nel 1731,scriveva che la chiesetta è piuttosto un fienile e una spelonca che un luogo destinato al culto di santi. Proponeva perciò che venisse interdetta e ne chiedeva la ricostruzione”nel corpo della contrada in modo anco de vecchi, e convalescenti e per le donne gravide,et questi,in tempi d’inverno per li orridi giacci e neve,che rendono quella parte di strada impraticabile anco per li sani e robusti li conviene perder messa”. Assicura anche che “vi sono persone benestanti che si offeriscono di grosse elemosine per tal nova fabbrica”. Nella sua visita pastorale del 4 settembre 1734 il cardinale Querini decretava che il santuario venisse restaurato entro un anno,secondo le orme impartite nei concili provinciali,pena la sospensione e ordinava che il cappellano non vi celebrasse in tempo di funzioni parrocchiali. Il sospirato permesso per la costruzione del nuovo oratorio venne concesso dal Senato veneto il 27 maggio 1746 e il 22 luglio era approvato il disegno. La relazione parrocchiale del 1864 registrava l’obbligo di celebrare 69 messe festive e 172 feriali,più una messa cantata dal parroco “per consuetudine l’ottava di tutti i Santi”.
CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA DEL CAMPELLO
La si attribuisce al XV secolo. E’ ricordata per la prima volta dal Bollani nel 1556 ed in seguito dal Pilati nel 1578 precisando che “ha un solo altare”, mentre il Morosini nel 1646 afferma l’esistenza di due altari e col titolo della Beata Vergine Maria, vi celebra il sacerdote Gabriele Gobbino.
Successivamente nel 1652 viene ordinato di cancellare le pitture dell’ altare laterale. Il Vescovo Ottoboni nel 1660 sostiene che in campello “si celebra, nei giorni di festa,non a orario fisso,bensì al suono della campana” e ancora “col pretesto di recitare il rosario,verso sera,nella stessa ora in cui si recita in parrocchia conviene molta gente per confabulare”,deplora la cattiva abitudine ordinando che abbia a cessare.
In seguito nel 1674 erano stati destinati alla Chiesa di Campello due legati: uno di L.5000,lasciato da Simone Zini e l’altro di L.4000 destinato da Pasino Zanoni. Nello stesso anno era responsabile della chiesetta Bernardino De Zinis. Nel 1684 il Grandenigo prende atto che nella sacrestia non si è potuto mettere un armadio perché troppo stretta,come lo è tuttora. Nel 1703 il Dolfin scrive al cappellano Don Andrea Zini aveva l’obbligo di celebrarvi tre messe alla settimana. Per ultimo il Nava, nel 1813,sostiene che la chiesa aveva un altare destinato alla Madonna di Caravaggio.


