Geologia

La zona che circonda il lago d’idro e arriva a Nord fino a Bagolino è formata da rocce prevalentemente calcaree originate da sedimenti che si sono depositati nel grande mare della Tetide, qualcosa come 230-150 milioni di anni fa. Erano sedimenti di carbonato di calcio più o meno inquinati da depositi argillosi o da sabbie o ghiaie, erano perfettamente orrizzontali , ma 70 milioni di anni fa sono state raggiunte dalla zolla africana scontrandosi con la zolla euro-asiatica, la zolla africana affondò sotto portandosi una parte dei sedimenti trovati nel mare della Tetide, sedimenti che avevano uno spessore di 11-13 mila metri, e quelli non inghiottiti sono sati spinti nella zolla europea e si sono tutti corrugati a formare grandi onde rocciose. Queste onde hanno direzione Ovest-est, ma l’azione di disturbo provocata dall’eruzione del massiccio dell’Adamello ha curvato le onde più orientali, all’altezza del fiume Chiese, in direzione Sudovest-Nordest, il che ha provocato ulteriori frantumazioni.Nel corso degli ultimi 70 milioni di anni, gli agenti atmosferici(gelo e disgelo, pioggia, neve, vento) hanno corroso gli strati superiori più esposti.
cascataNella Corna Blacca abbiamo calcari ladinici(del Triassico medio), sul versante Nord vi si trova la dolomia principale mentre più a sud calcari anisici e verso Corna Zeno calcari liassici.
Si può comunque affermare che l’area Valsabbina sia costituita principalmente da rocce del periodo Triassico ad eccezione della zona a Nord-ovest del lago d’Idro in cui si trova una roccia Liassica che si è formata 180 milioni di anni dopo Triassico. Tale roccia è ritrovabile sul monte Breda, Paghera e alla Rocca d’Anfo.
Ad est del lago d’Idro le rocce sono quasi tutte del periodo Norico e Retico (ultimi due periodi del Triassico).
Del periodo Norico è caratteristica la dolomia dei monti Carzen, Cingle, Stino e Manos.Del periodo Retico si riscontra sulla Cima Fobbia e la cima Saline. Di dolomia sono inoltre costituite la Cima Meghè, il Corno Zeno, la Cima Baremone, il Dosso delle Portole, Monte Tombea e Cima Caplone.
Se si prosegue sempre più a Nord si trovano rocce sempre più antiche. Del piano Ladinico è costituito il Dosso Alto, del piano Anisico i monti della Corna,Visigno, Ario e Pezzeda.
Le rocce più antiche del periodo Triassico appartengono al piano Scitico (vecchie oltre 200 milioni di anni)costituite da scisti calcareo-argillosi con intercalati banchi di calcari e banchi di siderite (carbonato di ferro manganesifero).
cornone di blumoneIl Monte Carena e Tonolo sono costituiti da rocce porfiritiche di colore bruno. Le rocce che passano sotto il Monte Colombine sono ancora più vecchie e terminano poco prima di Bagolino.
Occupa una fascia del periodo permiano (230 milioni di anni fà) una zona che va dalla Val Camonica alla Val del Fiume Chiese, sono rocce di vari colori, spesso rossastre, formate da arenarie e da conglomerati normalmente molto compatte e molto dure. Di questa costituzione ne troviamo sul monte Misa, sul Dosso dei Galli, fra il Passo Crocedomini e la Valle del caffaro e tra Val Dorizzo e Gaver.
Salendo ancora più a nord si giunge nella Terza zona, cioè a quella delle rocce magmatiche,alle rocce del massiccio dell’Adamello. si tratta di rocce formate da magmi provenienti dalle profondità della crosta terrestre,raffreddandosi lentamente hanno assunto una struttura cristallina, gli agenti atmosferici hanno eliminato gli strati superiori mettendo a nudo le rocce ignee.

Tratto dalla guida turistica Alta Valle Sabbia- Valle del Caffaro ediz. Ramperto

 

aree-geologiche Valle del CaffaroGeologia della Valle del Caffaro

La Valle del Caffaro presenta caratteristiche geologiche quasi uniche nell’ambito del settore alpino italiano. Il particolare assetto tettonico di questo territorio permette infatti di osservare una grande varietà di rocce, con genesi ed età diverse, capaci di raccontare la storia di questa regione e dei paesaggi che vi si susseguirono dall’età paleozoica ai nostri giorni.

Una grande faglia note come Linea della Val Trompia si estende tra Lodrone e il Passo Maniva dividendo la Valle del Caffaro in due settori molto diversi. A sud della faglia si trovano strati, ora quasi verticali, che si depositarono in un mare tropicale durante il periodo Triassico (250-200 milioni di anni fa). A nord di questa faglia sono visibili rocce più antiche, che comprendono scisti metamorfici (pendici del M.Maniva) ricoperti da una successione di sedimenti argillosi, arenarie e conglomerati con intercalazioni di rocce vulcaniche (porfidi) che si formarono in un ambiente continentale durante il periodo Permiano, intorno a 280 milioni di anni fa.

Nall’alta Valle del Caffaro affiorano invece le formazioni più recenti della zona: rocce magmatiche terziarie. Da magmi intrusi durante la formazione delle Alpi (40 milioni di anni fa) ad una profondità di circa 10km si sono cristallizzati i gabbri e le dioriti scure del Cornone del Blumone, le tonaliti del Lago della Vacca e le granodioriti (rocce granitiche) del Monte Bruffione. A causa del calore proveniente dalla messa in posto di questi magmi, i sedimenti triassici adiacenti si sono trasformati in marmi bianchi, cornubianiti varicolori e altre rocce metamorfiche.

Durante la deposizione gli strati sedimentari dei dintorni di Bagolino erano orizzontali e la successione attualmente visibile raggiungeva uno spessore di circa 4 chilometri. Alla base di questa successione si trovano le rocce del “basamento cristallino”, che sono le più antiche della zona.

Queste rocce furono deformate, metamorfosate ed erose durante un antico processo di formazione di montagne avvenuto circa 330 milioni di anni fa. Più tardi, a partire dal periodo Permiano, la superficie del basamento venne ricoperta da una successione eterogenea di rocce vulcaniche e sedimenti. In quel periodo le rocce dei dintorni di Bagolino appartenevano ad un continente che si trovava poco distante dall’equatore, migliaia di chilometri più a sud della posizione odierna. Con la deriva dei continenti esse si spostarono lentamente per poi arrivare alla latitudine attuale.

La successione eterogenea del Permiano inferiore comprende rocce vulcaniche (porfidi) e sedimenti clastici di vario tipo: siltiti scure, arenarie e conglomerati della Formazione di Collio, che si depositarono in un ambiente caldo, forse desertico, in una larga valle con laghi temporanei. Le arenarie rosse del Verrucano Lombardo (Permiano superiore) invece sono depositi di una vasta piana alluvionale. A partire dal periodo Triassico si trovano i primi depositi marini, i cui strati si formarono in un mare tropicale poco profondo. Soltanto l’intervallo comprendente il Calcare di Angolo, il Calcare di Prezzo, la Formazione di Buchenstein e la Formazione di Wenger rappresenta i sedimenti di un mare relativamente profondo.

All’ambiente di piattaforma carbonatica sono ricondotti i calcari (carbonato di calcio) e le dolomie chiare (carbonato di calcio e magnesio) del Calcare di Esino e della Dolomia Principale, che ricordano almeno in parte le scogliere della attuali barriere coralline e le adiacenti lagune.

Le rocce attualmente visibili originariamente erano ricoperte da strati più recenti. Durante la formazione della Alpi le rocce della Valle del Caffaro vennero deformate, dislocate ed innalzate e negli ultimi 25 milioni di anni l’erosione ha rimosso diversi chilometri di strati che giacevano al di sopra di quelli oggi affiorati.

 

Romanterra – strati e fossili marini

Lungo l’alveo del fiume Caffaro, nei pressi del ponte di Romanterra, è visibile in un modo esemplare un intervallo di strati del Triassico medio comprendente il Calcare di Prezzo, la Formazione di Buchenstein e la Formazione di Wengen, in cui sono presenti alcuni fossili e tracce di animali tipici di un mare relativamente profondo. I fossili marini di Romanterra comprendono resti di ammonoidi e gusci di bivalvi utili a stabilire l’età dei vari strati. Inoltre si possono trovare resti di vertebrati, come ossa sparse di ittiosauri (rettili acquatici) e di pesci. Altri fossili marini, ad esempio minuscoli resti di scheletri di radiolari (organismi unicellulari) e conodonti (apparati masticatori di piccoli invertebrati), sono visibili soltanto al microscopio.

Gli ammonoidi, le daonelle, ma anche le tracce lasciate dagli organismi sul fondale marino sono tipici di un ambiente marino la cui profondità poteva aggirarsi intorno a 100-200 metri. Resti di piante sono presenti come frammenti carboniosi e documentano l’esistenza di vicine zone emerse (isole o terraferma) coperte da vegetazione.

 

“Il chiodo d’oro” per il piano Ladinico

Nella moderna scala geologica internazionale ogni limite tra le suddivisioni dei diversi periodi deve essere definito con un singolo punto di riferimento mondiale. Tale punto viene denominate GSSP (Global Stratigraphic Section and Point) oppure brevemente “golden spike” (chiodo d’oro) che simbolicamente indica la posizione esatta del limite.

Nel 2005 il sito di Romanterra è stato scelto come punto di riferimento per il limite tra i piani ANISICO  e LADINICO per la rappresentatività dell’affioramento, per i suoi fossili e per la precisione della datazione degli strati.

Per il periodo Triassico i nomi Anisico e Ladinico in realtà erano già stati introdotti nella seconda metà del 1800 da geologi austriaci. L’espressione Anisico proviene dal nome del fiume austriaco Enns (lat. Anisius) a sud-est di Salisburgo, mentre il Ladinico ha preso il nome dalla popolazione di lingua Ladina nelle Dolomiti, zone in cui le rocce del Triassico sono molto diffuse.